Cantico: desiderio di reciprocità

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“Che egli mi baci con il bacio della sua bocca!” (Ct 1,1). Il canto dei canti si apre su un bacio. Il Cantico si apre su un desiderio, un’aspirazione, una preghiera – la più bella che si possa fare –, il desiderio del cuore che si incarna nella richiesta delle labbra, luogo della parola e luogo dell’amore tenero e reciproco. Colui o colei che parla (“mi baci”, prima persona) si esprime senza rivolgersi direttamente all’altro, qui menzionato alla terza persona (“egli … della sua bocca!”). Alcune versioni hanno forzato la traduzione scrivendo: “Baciami …”, ma è ciò che lui /lei per l’appunto non dice. Lui /lei desidera la perfetta reciprocità, ma non la esige, non comanda nulla in forma imperativa, non dà ordini. Mi darà questo bacio quando vorrà, se vorrà, non appena vorrà; a lui /lei di scegliere, ma voglio che si sappia che io non desidero nulla di meno. Preghiera che implica la piena libertà di chi prega, e nel contempo lascia a colui che viene pregato piena libertà.

Chi parla così? Non è affatto chiaro. Il desiderio dell’uomo? Il desiderio di Dio? Che un desiderio del genere possa nascere nel cuore umano, non è forse il segno, la prova, la verifica del fatto che l’esistenza umana è di Dio, per Dio, in Dio? Il Cantico dei cantici non potrebbe allora essere il cantico di Dio, canto divino che l’uomo scopre al fondo della propria esistenza di lode? Posso forse dire che ciò che desidero di più bello l’altro non lo desidera? Che sono solo nel portare dentro di me l’avventura più gratuita, mentre l’altro non ci ha neanche pensato? Il più bel desiderio si rivela come il desiderio della piena reciprocità, e questo desiderio, proprio perché è il più bello, è esso stesso reciproco. Ma tale desiderio esiste? Dietro ogni “più bel desiderio” non ce n’è forse un altro ancora più bello?

La vita di relazione sarà libera, senza vincoli. Sarà tenera e amorosa, senza possessività tirannica. Sarà eminentemente rispettosa e nel contempo radicale, ma una radicalità nella quale non vi è nulla che tenti di abolire l’alterità dell’altro, come anche quella del soggetto. Io non desidero la morte nell’amore, né la mia, né quella dell’altro. Desidero “baci”, al plurale: una ripresa incessantemente rinnovata del tenero scambio che va dall’uno all’altro, senza che se ne possa neanche immaginare la fine …

Questo grande cantico è sapienza. E la pace, che ne è la sorgente, non potrebbe esserne anche l’orizzonte finale? Ed eccoci coinvolti in un’avventura del desiderio: desiderio di pace, di grande bellezza, di sapienza e di amore reciproco.

Benoît Standaert, Cantico dei cantici: il desiderio desiderato