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Titolo, copertina, quarta sono ben visibili, attirano lo sguardo, ma il contenuto rimane un mistero finché non prendete tra le mani il libro, lo annusate e cominciate a sfogliarlo.

In questa rubrica troverete ogni mese il nostro suggerimento, una pagina scelta per voi, per farvi scoprire tante piccole perle racchiuse nei nostri libri.

"Io, preghiera"

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In arabo la parola “preghiera” (alāh) è strettamente connessa con la parola “relazione” (ila). È per questo che parlare di preghiera è un compito arduo perché significa mettere a nudo una relazione. A maggior ragione se la preghiera di cui si vuole parlare riguarda un altro. Nel cristianesimo tutto è ancora più delicato perché si tratta di una relazione di amore. Non è possibile, infatti, fare un discorso sull’amore senza correre il rischio di annacquarne l’intensità e di svilirne la forza. Nel caso di padre Matta el Meskin la questione si complica ulteriormente. Non c’è, infatti, niente che ha impegnato la vita e la riflessione di padre Matta più della preghiera. Si può dire che Matta el Meskin e la preghiera sono stati una sola cosa: la preghiera ha talmente formato e trasformato l’uomo che egli stesso è diventato preghiera.

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Momenti belli e momenti brutti

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La preghiera di Tobi è la prima di una serie di cinque preghiere presenti nel libro di Tobia. Nel libro di Tobia le preghiere servono, prima di tutto, a sottolineare i momenti chiave della narrazione. Nelle cinque preghiere offerteci dal libro, il narratore è poi in grado di anticipare, all’interno di un’ottica di fede, il corso degli eventi. La preghiera è per lui il momento nel quale il credente, posto a contatto con Dio, comprende il senso di ciò che è accaduto e anticipa addirittura quel che accadrà.

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La grazia, che è lo Spirito santo

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Fratelli e sorelle, leggiamo nel Prologo della Regola di Benedetto: “Per ciò che la nostra natura è incapace di compiere, preghiamo il Signore perché faccia sì che la sua grazia venga in nostro aiuto” (RB, Prologo 41). Sono parole della Regola estremamente importanti nella vita del monaco come nella vita di ogni cristiano. Noi siamo chiaramente consapevoli che molte cose che ci sono poste davanti non sappiamo compierle; e quante volte nella nostra vita, di fronte a una parola del Signore, a un comando del vangelo, a un’esigenza della nostra vita monastica noi quasi ci scoraggiamo, perché non sappiamo compiere né portare a termine ciò che è secondo la volontà di Dio. Chi è più avanti negli anni, chi più ha dato tempo al suo cuore per essere consapevole dei giorni trascorsi, si rende conto di questo grande limite, di questa debolezza, di questa incapacità per cui molte cose sembrano superarci.

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Sale che scompare, luce che brilla

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Nel Vangelo secondo Matteo, subito dopo l’ouverture del “discorso della montagna” rappresentata dalle beatitudini (cf. Mt 5,1-12), vi sono parole di Gesù che esplicitano ciò che possono e dovrebbero essere i suoi discepoli, ascoltatori e realizzatori delle beatitudini. Gesù applica ai discepoli che vivono le beatitudini da lui consegnate due immagini in contrasto, in opposizione tra loro. Da una parte, il sale della terra che scompare nel cibo, anzi svolge la sua funzione proprio scomparendo e dando sapore, ma che se perde la sua capacità di salare non serve più a nulla, può solo essere gettato via e calpestato.

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Dal Salone del libro … letture con l’autore

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Quando mio nonno arrivò all’inverno della sua vita e io a questa estate declinante, in questo autunno della mia, in un settembre ancora soleggiato dove bisogna affrettarsi a raccogliere i frutti prima che cadano e vadano persi, ho avuto l’idea – ho finalmente avuto l’idea – di chiedergli quale fosse la natura di quel blocco di ghisa che aveva pesato su di noi, quale fosse la natura della sua fede, quale la natura di ciò in cui credeva …

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