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Titolo, copertina, quarta sono ben visibili, attirano lo sguardo, ma il contenuto rimane un mistero finché non prendete tra le mani il libro, lo annusate e cominciate a sfogliarlo.

In questa rubrica troverete ogni mese il nostro suggerimento, una pagina scelta per voi, per farvi scoprire tante piccole perle racchiuse nei nostri libri.

Arcobaleno: alleanza tra Dio e la creazione

Leggi tutto: Arcobaleno: alleanza tra Dio e la creazioneNell’abitare la terra, uomini, animali e vegetali saranno solidali, in un rapporto fatto di: somiglianza, armonia, condivisione dello stesso spazio.

L’uomo non esiste senza il “suo” mondo, e il mondo esiste, per volontà di Dio, come luogo, casa, dimora dell’uomo, degli animali e di tutte le creature.

L’uomo deve essere fecondo, lottare contro la morte affermando la vita, deve occupare e abitare lo spazio terrestre; ma questo riempire la terra non può significare calpestarla. Come Israele nei confronti della terra promessa, egli deve popolarla, abitarla in un rapporto pieno, cioè possedendola, coltivandola e custodendola. Questo dunque il senso del verbo kavash: non tanto “soggiogare”, quanto piuttosto possedere la terra in un rapporto amoroso, armonioso e ordinato. Quanto al verbo tradotto usualmente con “dominare”, radah, si ricordi che esso indica reggere, guidare, pascolare, con un’azione che è quella del re e del pastore capace di governare sostenendo e custodendo lo shalom, la vita piena nella pace. Insomma, all’uomo non è dato un potere oppressivo, arbitrario, assoluto, vendicativo, né è data facoltà di sfruttamento della terra e degli animali. L’uomo è signore del mondo (cf. Sal 8), ma lo è come mandatario di Dio che vide ciò che aveva creato come “buono e bello” (Gen 1,25): l’uomo mantenga dunque e rafforzi questa bontà (tov)!

Nella volontà creatrice di Dio il cosmo vive di un rapporto basato sull’assoluto rispetto della vita. La promessa del mondo voluto da Dio, il mondo secondo Dio è quel mondo che i profeti invocheranno e descriveranno come era messianica, un mondo riportato all’integrità: è il mondo degli ultimi tempi in cui “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme, si sdraieranno insieme i loro piccoli; il leone si ciberà di erba, come il bue; il lattante si trastullerà sulla buca della vipera, il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Is 11,6-8).

Tuttora vige però l’alleanza noachica, quella stabilita da Dio per la gloria dell’uomo fino alla fine del mondo: “Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: ‘Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca’” (Gen 9,8-11). Di questa alleanza c’è un segno che vediamo noi uomini insieme agli animali alla fine di ogni temporale, segno che ci commuove entrambi: “L’arcobaleno sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra” (Gen 9,16).

Vai al libro: E. Bianchi, P. Chiaranz, A.-L. Michon, Uomini e animali

Se sei interessato a questi temi, continua la lettura:

Aa.Vv., L’uomo custode del creato. Atti del XX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa. Bose, 5-8 settembre 2012

Bartholomeos I, patriarca ecumenico, Gloria a Dio per ogni cosa

E. Theokritoff, Abitare la terra. Una visione cristiana dell’ecologia

I. Zizioulas, Il creato come eucaristia

Fare guerra alla guerra

Leggi tutto: Fare guerra alla guerraLungi dal chiedere che la folle corsa alla distruzione sia accelerata, mi sembra che la morale cristiana imponga a ciascuno di noi singolarmente l’obbligo di protestare contro questa corsa agli armamenti e di lavorare per la creazione di un’autorità internazionale, con potere e sanzioni che siano in grado di controllare la tecnologia e di orientare la nostra sbalorditiva abilità al servizio dell’uomo, anziché contro di lui.

Non è sufficiente affermare che dovremmo provare a lavorare per il disarmo negoziato, o che un blocco di potere o l’altro dovrebbero prendere l’iniziativa e disarmare unilateralmente. Metodi e politiche possono e devono essere considerati opportunamente. Ma ciò che più ha importanza è l’obbligo di muoversi in ogni modo possibile in direzione della pace, a ogni costo, utilizzando tutti i metodi tradizionali e legittimi, cercando al tempo stesso di inventare misure nuove e originali per ottenere il nostro fine.

Molto tempo fa, ancora prima della bomba atomica (nel 1944), papa Pio XII aveva dichiarato che era nostro supremo obbligo fare “guerra alla guerra”. A quel tempo aveva messo in evidenza il nostro obbligo morale di vietare tutte le guerre di aggressione, specificando che questo dovere era vincolante per tutti e che “non tollera nessun ritardo, nessuna dilazione, nessuna esitazione, nessun sotterfugio”. E che cosa abbiamo fatto da allora? La bomba atomica, la bomba h, il missile balistico intercontinentale, lo sviluppo ulteriore delle armi chimiche e batteriologiche, e ogni possibile scappatoia e sotterfugio per giustificare il loro utilizzo senza limiti, non appena l’una o l’altra nazione ne dichiarino la convenienza! Perciò nei suoi messaggi di Natale del 1954 e del 1955 Pio XII rinnovò le sue suppliche alle nazioni per dichiarare illegale la guerra atomica, biologica e chimica: “Da parte nostra faremo instancabilmente ogni sforzo per realizzare, tramite degli accordi internazionali, sempre riconoscendo il principio della legittima autodifesa, l’effettiva proibizione e il bando della guerra atomica, biologica e chimica” (1954) …

Quindi un cristiano, che non sia disposto a prevedere la creazione di un’autorità internazionale efficace che controlli i destini dell’uomo nei confronti della pace, non sta agendo e pensando come un membro maturo della chiesa. Non ha prospettive pienamente cristiane: ottiche simili devono, per loro stessa natura, essere “cattoliche”, il che significa mondiali. Devono considerare le necessità dell’umanità e non la convenienza momentanea e la politica miope di una particolare nazione.

Vai al libro: Th. Merton, La pace nell’era postcristiana

Bernardo e Pietro il Venerabile: compagni nella chiesa

Leggi tutto: Bernardo e Pietro il Venerabile: compagni nella chiesaAl signore e padre reverendissimo Pietro abate di Cluny, il suo Bernardo: augura di conseguire ciò che è suo.

Ti visiti il sole che sorge dall’alto, o uomo buono, poiché mi hai visitato in una terra straniera e mi hai consolato nel luogo del mio esilio! Hai fatto bene, poiché hai saputo discernere il bisognoso e il povero. Ero assente, e assente anche da lungo tempo, e ti sei ricordato della mia persona, tu che sei un uomo grande e occupato in grandi cose. Benedetto il tuo angelo santo, che ha suggerito ciò al tuo affettuoso cuore; benedetto il nostro Dio, che a ciò ti ha convinto! Ecco, possiedo qualcosa di cui posso gloriarmi con gli estranei: la tua lettera, quella lettera nella quale tu riversi in me la tua anima. Mi glorio del fatto che tu mi conservi non solo nel tuo ricordo, ma anche nel tuo favore. Mi glorio del privilegio del tuo amore, mi sento rinascere all’abbondante dolcezza del tuo cuore. E non solo, ma mi glorio anche nelle tribolazioni, se sono stato ritenuto degno di soffrirne per la chiesa. Veramente questa è la mia gloria, che mi fa sollevare il capo: il trionfo della chiesa. Se, infatti, siamo stati compagni nella fatica, lo saremo anche nella consolazione. Abbiamo dovuto faticare insieme e soffrire insieme a nostra madre, perché ella non avesse a lamentarsi di noi dicendo: I miei vicini stanno a distanza, e coloro che cercavano la mia vita mi facevano violenza.

Siano dunque rese grazie a Dio, che le ha concesso la vittoria, le ha reso onore nelle sue fatiche e ha portato le sue fatiche a compimento! La nostra tristezza si e mutata in gioia, e il nostro pianto in suono di cetra. È passato l’inverno, la pioggia se n’è andata ed è scomparsa, sono apparsi i fiori sulla nostra terra, è giunto il tempo della potatura, è stato reciso l’inutile ramo secco, il membro marcio …

Ben presto potrò tornare dai miei fratelli, se la vita mi accompagna, passando, come ho intenzione, da voi. Nel frattempo mi affido alle vostre sante preghiere. Saluto il fratello Ugo, economo, e tutti coloro che stanno presso di voi, insieme al resto della santa comunità.

Vai al libro: Padri monastici del XII secolo,  Sotto la guida del vangelo

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A

Giuseppe Alberigo

Leggi tutto: test pagina autori(Cuasso al Monte 1926-Bologna 2007) è stato tra i fondatori della Facoltà di scienze politiche di Bologna, dove insegnò storia della chiesa. Fu a lungo direttore dell’Istituto per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, dove lavorò alla sua opera editoriale più importante: Storia del Concilio Vaticano II.

Bibliografia

La pace: dono e profezia (1985)

Ilarion Alfeev

Leggi tutto: test pagina autori(Mosca 1966), già vescovo di Vienna e Austria per i russi ortodossi, è ora metropolita di Volokolamsk e presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. Esperto di patristica, è dottore in filosofia all’Università di Oxford e in teologia all’Institut Saint Serge di Parigi; stimato musicista e membro della Commissione teologica sinodale del Patriarcato ortodosso russo, è vescovo ausiliare di Mosca incaricato dei rapporti con gli organismi europei a Bruxelles.


Bibliografia

La gloria del nome (2002)

La forza dell’amore (2003)

Cristiani nel mondo contemporaneo (2013)

Maria Ignazia Angelini

Leggi tutto: test pagina autori(Pesaro 1944) è badessa del monastero benedettino di Viboldone (Milano): ha studiato con Giovanni Moioli alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, dove ha anche insegnato per diversi anni. È stata maestra delle novizie dal 1980 sino al 1996, quando è stata eletta badessa. È impegnata in diversi ambiti di incontro monastico, anche a livello ecumenico.


Bibliografia

Niente è senza voce (2007)