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Titolo, copertina, quarta sono ben visibili, attirano lo sguardo, ma il contenuto rimane un mistero finché non prendete tra le mani il libro, lo annusate e cominciate a sfogliarlo.

In questa rubrica troverete ogni mese il nostro suggerimento, una pagina scelta per voi, per farvi scoprire tante piccole perle racchiuse nei nostri libri.

Il matrimonio

Leggi tutto: Il matrimonioL’amore è uno dei più bei doni di Dio. Illumina tutta la nostra esistenza. Trasforma tutto. È come un sole che riempie di colore, calore e gioia tutto quello che intraprendiamo. Essere innamorati trasforma radicalmente tutti i nostri comportamenti, sia nei momenti di presenza della persona amata che in quelli in cui è assente. “Cosa posso fare per fargli piacere: un regalo? una sorpresa? una cenetta a tu per tu? Come mi devo vestire per piacergli? ...”. La gioia di amare e di essere amati trasforma anche i dettagli più piccoli della vita quotidiana, quelli che fino a quel momento sembrava non rivestissero alcuna importanza ai nostri occhi. I momenti di attesa della presenza della persona amata si trasformano in momenti intensi di gioia, speranza, felicità pregustata. Anche gli eventi più insignificanti della vita quando sono condivisi, vissuti a due, improvvisamente assumono un valore completamente diverso.

Amare ed essere amati sono i due aspetti di una storia che si declina in una miriade di modi da quando l’umanità esiste. La gioia della persona che viene riconosciuta come unica nella moltitudine immensa degli esseri umani, la gioia di chi ha scelto qualcuno di molto particolare nella gran massa dei ragazzi e delle ragazze che s’incontrano, sono esperienze di felicità che si vorrebbe prolungare all’infinito tanto sono forti e luminose nella nostra esistenza. Un nome entra nella nostra vita e immediatamente si apre per noi un mondo nuovo …

L’edificazione di una coppia non richiede che si abdichi alla propria personalità, ma molto semplicemente un transfert delle priorità, indispensabile alla costruzione di un progetto comune. Le nuove priorità possono essere definite a due, di comune accordo, nel desiderio di dare felicità all’altro. Davanti a una qualunque situazione nuova (un trasloco, un cambiamento di città o di professione) ci si trova forzatamente di fronte a rinunce da accettare e a nuove scelte da fare e da accogliere. Questo richiede una presa di coscienza nella quale ci si può aiutare reciprocamente. È la prima base per la costruzione di una coppia. La disponibilità ad accettare situazioni nuove è garanzia di felicità e di equilibrio.

“Donami, Signore, un cuore nuovo. Metti in me uno spirito nuovo”: in fondo è questa la richiesta a Dio di due giovani che decidano di percorrere insieme il cammino della vita. Un cuore nuovo non è mai un dato acquisito. Bisogna senza sosta modellarlo e rinnovarlo perché le circostanze della vita richiedono una continua capacità di adattamento.

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B. e B. Chovelon, L’avventura del matrimonio

L'occhio di Dio

Leggi tutto: L'occhio di DioNelle pagine dell’Antico Testamento ci si imbatte facilmente nella formula “agli occhi di Dio” accompagnata da espressioni come “giusto/ ingiusto”, “piccolo/grande”, “puro/impuro “, “prezioso”. Questa formula significa il giudizio ultimo, la misura di verità: ciò che si è agli occhi di Dio lo si è non relativamente o superficialmente, ma secondo un metro assoluto; non sul piano dell’apparire ma su quello dell’essere. Perché lo sguardo di Dio istituisce uno spazio che è la verità esistenziale, così che vivere è per l’uomo “camminare alla presenza di Dio” (Sal 116,9).

Il vedere giudicante di Dio è onnipenetrante e infallibile; nulla gli si può sottrarre e nessuno può contestare la sua verità. Fare quello che è male agli occhi di Dio: è una formula che accompagna e quasi definisce, per lo storiografo-teologo di Israele, la vicenda della sua monarchia (cf. 1Re 15,5.11.26; 16,25.30; eccetera).

L’uomo teme questo sguardo giudicante di Dio, fino a pregare di distoglierlo da lui (“distogli lo sguardo dai miei peccati”: Sal 51,11); anzi, gli stolti, non riuscendo a sostenerlo (“gli stolti non sostengono il tuo sguardo”: Sal 5,6), dicono: “Dio non vede” e “non se ne cura” (Sal 94,7), “Dio dimentica” (Sal 10,11), “Dio non c’è” (Sal 14,1), suscitando la protesta del salmista:

“Comprendete, insensati tra il popolo,

stolti, quando diventerete saggi? ...

Chi ha plasmato l’occhio, forse non guarda?

Chi regge i popoli, forse non castiga,

lui che insegna all’uomo il sapere?” (Sal 94,8-10).

D’altra parte, la storia umana non è forse iniziata con il gesto drammatico e grottesco della prima coppia che si nasconde da Dio? Dopo il peccato “l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino” (Gen 3,8), così come il loro figlio omicida dirà: “Mi devo nascondere lontano da te” (Gen 4,14). Gesto ugualmente insensato, perché Dio stanerà gli uni e l’altro dal loro illusorio nascondiglio: “Il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: ‘Dove sei?’” (Gen 3,9); “Il Signore disse a Caino: ‘Dov’è Abele, tuo fratello?’” (Gen 4,9).

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A. Rizzi, Dio a immagine dell’uomo?

Il dramma di una sposa

Leggi tutto: Il dramma di una sposaSe la prima Sara, la moglie di Abramo, era sterile, questa, invece, non è neppure capace di sposarsi (vv. 7-8). La causa dei mancati matrimoni è vista dal narratore nell’azione di un cattivo demonio, Asmodeo, il cui nome significa “distruttore”, che, con molta ironia, è descritto in azione in un momento molto particolare. I sette uomini che hanno cercato di unirsi sessualmente con Sara, evidentemente dopo la celebrazione delle nozze, sono morti proprio prima di compiere quell’atto, o nel momento in cui lo stavano compiendo, come ci dice la traduzione latina di Girolamo …

Il narratore ci ha già presentato la storia di un uomo anziano, Tobi, uomo molto religioso, ma incapace di aprirsi al futuro e chiuso in un passato che lo opprime. La cecità di Tobi è come un simbolo della gabbia di osservanze religiose che, invece di liberarlo, rischiano di soffocarlo. Adesso la storia cambia decisamente registro e ci mette di fronte alla figura di una ragazza; se per il vecchio Tobi è rimasto solo il passato, per la giovane Sara non solo non c’è alcun passato, ma non c’è neppure l’unico futuro che una donna israelita del tempo poteva sperare: l’essere moglie e madre. Il problema di Tobi è quello di una religiosità scrupolosa, ma angosciante, pur se sincera. Quello di Sara è l’incapacità di gestire la propria sessualità proprio a causa della sua religiosità; si pensi a come Sara, nella sua preghiera, difenda davanti a Dio la propria purezza in campo sessuale, nel momento stesso in cui si lamenta di non essersi potuta sposare, perché i suoi mariti sono morti.

Sara è qui una figura tragica, che ci ricorda tanti uomini e donne del nostro tempo ai quali una malintesa “educazione cattolica” (leggi al posto di “cattolica” l’aggettivo “moralistica”) ha tarpato le ali, creando in loro infiniti sensi di colpa che li hanno portati troppe volte a dover scegliere tra una sessualità negata, così com’è stato loro insegnato, o la tentazione di abbandonare una chiesa che ha loro impedito di vivere con gioia la propria sessualità. Dovremo chiederci, a questo punto, come mai il narratore scelga di descriverci una storia così curiosa; tutti i pretendenti di Sara muoiono nel preciso momento in cui stanno per unirsi sessualmente a lei per la prima volta … Non si tratta di condannare relazioni illecite o di stigmatizzare un atto di violenza sessuale: gli uomini che muoiono erano tutti legittimi mariti di Sara.

Esiste un problema relativo alla sessualità di Sara, che non riguarda solo gli uomini che avrebbero voluto sposarla, ma anche lei. Non c’è bisogno di perderci in analisi di tipo psicanalitico per comprendere che il problema di Sara è legato, almeno in buona parte, alla sua dipendenza dal padre … L’amore per il padre è paradossale: impedisce a Sara di crescere, di diventare donna e di amare un altro uomo, ma anche la salva dalla morte. La tragedia sta nel fatto che tale amore per il padre è unito, come si è detto, a motivazioni di tipo religioso, che contribuiscono a creare in Sara una serie di gravi sensi di colpa e la rendono così incapace di un vero amore di coppia. Come nel caso di Tobi, è la preghiera che cambia la situazione. Anche per Sara la preghiera è un miscuglio di disperazione e di speranza, e valgono per lei le cose che abbiamo osservato in precedenza riguardo a Tobi.

Vai al libro:
L. Mazzinghi, Tobia: il cammino della coppia

Arte: nostalgia dell’altro mondo

Leggi tutto: Arte: nostalgia dell’altro mondoRappresentare l’invisibile è l’obiettivo che muove le migliori facoltà dei nostri artisti, è la meta ideale del nostro fervente spiritus phantasticus. Non c’è vera ri-creazione della realtà senza anelito alla trasfigurazione del sensibile e del mondano. Ma le opere d’arte possono raccontare l’assolutamente eterogeneo, l’invisibile, l’extramondano, lasciandosi abitare tanto dalle figure della realtà condivisa – avvicinate, magari, dal basso delle prospettive “semplici”, mimetiche, tipiche del realismo naturalista – quanto da quelle dell’immaginario, recuperate dall’alto per vie “complesse” d’archetipi e modelli. Qualunque siano i metodi e le vie di approssimazione intraprese, in arte si ambisce a rappresentare l’invisibile perché l’essenza stessa dell’arte è nostalgia dell’altro mondo.

Leggi tutto: Arte: nostalgia dell’altro mondoL’opera d’arte intesa come evento ontologico è un abilitatore di energie che porta in un luogo ulteriore, nello spazio della presenza. E più precisamente nello spazio iconico della presenza.

Sappiamo bene, ormai, che nella tradizione orientale l’icona – quest’opera d’arte “iperbolica”, che svela un modo d’essere dell’immagine che non si può comprendere come un semplice oggetto della soggettività estetica – è uno dei sacramenti della presenza. Ben prima dei suoi lettori russi del secolo scorso, vari concili la definirono esplicitamente come il luogo delle manifestazioni divine … L’icona suscita una presenza e trae tutto il suo valore teofanico dalla sua partecipazione al “totalmente Altro”.

Vai al vibro: M. Morasso, Essere trasfigurato
Per approfondire: François Boespflug, Il pensiero delle immagini

“Semplicemente essere lì”

Leggi tutto: “Semplicemente essere lì”L’abbandono non è affatto la rassegnazione, bensì l’azione di azione in azione. Essere totalmente in quello che sono. Nient’altro. A volte, soprattutto quando le cose vanno male, si vorrebbe cambiare tutto nella propria vita. La determinazione, invece, è perseveranza. Costi quello che costi, continuo ad avanzare, progredisco, così come sono. Ciò che conta è fare questo passo, proprio questo. Domani: vedremo. Ieri: appartiene al passato … Non si tratta di fare, ma di agire. Fare significa fabbricare cose nuove. Agire è stare con i piedi per terra e avanzare, senza volere a ogni costo costruire qualcosa di nuovo.

Penso che abbandono e determinazione stiano bene insieme. La determinazione non significa aggrapparsi al futuro e affermare: “Un giorno sarò guarito”. No, significa piuttosto dire: “La guarigione è qui e ora. Che passo posso compiere per andare un pochino meglio oggi, qui e ora?”. Innanzitutto, ci vuole molta determinazione per avere l’audacia di abbandonarsi … L’autentica esperienza è proprio l’eroismo del quotidiano, della banalità: alzarsi al mattino ed essere meravigliati per un raggio di sole che vediamo tutti i giorni, per un usignolo che canta alle sei e ci rompe le scatole... L’eroismo è questo: gustare in profondità il reale.

Secondo Aristotele, la virtù si acquisisce praticando la virtù. È facendo piccoli atti di fiducia che si diventa fiduciosi. Io spesso mi dicevo: “Quando avrò fiducia, farò atti di fiducia”. È vero il contrario. È facendo ogni giorno un po’ di fiducia alla vita che, a poco a poco, la fiducia si rivela. Non si tratta di importare la fiducia, ma di vedere che è già in noi.

Credo che la determinazione sia coniugare l’abbandono con una sconfinata fiducia nella vita. Cosa posso

fare per proteggermi dalla vita? Assolutamente niente. Eppure, giorno dopo giorno, cerco di costruire scudi e facciate che dovrebbero proteggermi dal tragico dell’esistenza. La dimensione tragica dell’esistenza fa parte della vita. Quando lo si è capito nel proprio intimo, si può danzare con questo tragico senza esasperarsi. Nel frattempo, ci vuole molta determinazione per avvicinarvisi, anche poco alla volta. Henri-Frßdßric Amiel diceva: “Mille passi avanti, novecentonovantanove indietro: ecco il progresso”. Il desiderio alienato vorrebbe che progredissimo una volta per tutte, che guarissimo da tutte le nostre ferite interiori. Ma questo è senza dubbio radicalmente impossibile. Ciò che ci salva è sapere che non possiamo guarire dalle nostre ferite, ma possiamo conviverci, che possiamo coabitare con loro senza che ci sia necessariamente amarezza. E la determinazione forse è, in un giorno di nebbia, quando non ci si vede a distanza di due metri, continuare ad avanzare … “Semplicemente essere lì”, “semplicemente andare un pochino meglio senza farmi carico del desiderio che mi impedisce di essere quello che sono”. Sono determinato a diventare ciò che sono con infinita pazienza.

Vai al libro A. Jollien, Abbandonarsi alla vita