La responsabilità dell'annuncio

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Nella chiesa del tempo postconciliare, da quando papa Giovanni con il suo discernimento profetico individuò tra i “segni dei tempi” l’ingresso della donna nella vita pubblica, più volte sentiamo voci – a cominciare da quelle dei papi – che si levano per chiedere una più grande valorizzazione della donna nella chiesa, una sua maggior partecipazione alle diverse istituzioni che la reggono e la organizzano, un riconoscimento a lei di tutte le facoltà che in quanto battezzata (e ciò vale anche per i laici battezzati) possiede di diritto.

C’è invece una strada alquanto decisiva per la valorizzazione della donna nella chiesa, una possibilità che riguarda più in generale i fedeli, uomini e donne, possibilità già esperita nella storia della chiesa e di fatto presente, nonostante l’attuale disciplina, in molte chiese locali: la presa della parola nell’assemblea liturgica da parte di fedeli, uomini o donne. Al riguardo, occorre mettere in guardia da un possibile malinteso. Molti, tra cui papa Francesco, mettono in guardia dalla “clericalizzazione delle donne”, e Isabelle de Gaulmyn, in un intervento dell’8 marzo 2016, paventa il pericolo che le donne riempiano le sacrestie invece di essere cristiane nel mondo. Credo invece che, concedendo ad alcuni laici di tenere a volte l’omelia durante la liturgia eucaristica, essi non vengano clericalizzati, ma venga riconosciuto un dono a chi tra loro lo possiede. Véronique Margron, Catherine Aubin, Dominique Coatanéa e altre teologhe e teologi non solo sono favorevoli a tale possibilità, ma vi vedono il riconoscimento della presenza di doni che lo Spirito dispensa come e quando vuole, sempre tenendo fermo il necessario discernimento e riconoscimento da parte del vescovo.

Innanzitutto va riconosciuto che i ministeri della lettura biblica e del canto liturgico, anch’essi parte della liturgia eucaristica, sebbene non riservati a ministri ordinati, sono assolti dagli stessi laici. In questi ultimi decenni, inoltre, vi è la consapevolezza che tutti i battezzati sono consacrati per la missione e che l’annuncio del vangelo è una responsabilità che li investe tutti: non a caso i predicatori laici sono ben presenti e numerosi nella missione. Si tratta perciò di un ministero della parola un tempo riservato solo ai chierici, oggi invece presente in tutte le componenti della chiesa. Sono gli attuali testi liturgici ad attestare che i battezzati sono chiamati da Dio “perché annuncino con gioia il vangelo di Cristo nel mondo intero” e “diventino partecipi della missione [di Cristo], profetica, sacerdotale e regale”.

Questa maturazione in parte è avvenuta nel popolo di Dio, che oggi è capace di accogliere in certi casi anche la predicazione a opera di laici.

Enzo Bianchi, in Aa.V., Anche i laici possono predicare?