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Anima Mundi - Concerto - Martin Battaglia Rabbia

Anima Mundi - Concerto - Martin Battaglia Rabbia

25 Giugno 2017

(Salva su calendario)

Italia

Elsa Martin, voce
Stefano Battaglia, pianoforte
Michele Rabbia, percussioni

"Ho un ricordo d’infanzia molto vivo: la stampa di uno zodiaco rinascimentale dove si assimilava l’anima del mondo al sole. Sui contorni della sua sfera, illuminata dai raggi, la scritta “Anima Mundi”. Il sole, simbolo della vitalità della natura nella sua totalità assimilata ad un unico organismo vivente.

Se è vero che siamo corpo, mente e spirito, qual è lo spazio in cui è possibile incontrarsi tutti, ma proprio tutti, senza alcuna distanza? Dato che nel corpo siamo separati di fatto e che l’intelletto sembra essere luogo per una condivisione solo parziale, mutevole e per questo superficiale, lo spirito sembra proprio essere il luogo designato per incontrarsi, in un oltre che è al di là dei linguaggi.

Sin dagli albori dell’umanità tutte le forme dell’arte, dalle più primitive e spontanee alle più elaborate e sofisticate, sono l’espressione profonda del sé individuale, il metalinguaggio attraverso cui ci parliamo, ci manifestiamo, ci raccontiamo. Per questo, e per le ragioni di cui sopra, lo spazio potenzialmente privilegiato per una comprensione universale e totalizzante dovrebbe essere lo spirito.

Eppure nel tempo anche questo metalinguaggio si è stratificato attraverso infinite grammatiche e sintassi, più o meno elaborate, sofisticate, strutturate a secondo della cultura che le veicolava. E così nei secoli anche nell’arte si sono venuti a creare idiomi diversi e conse­quenziali limiti di comunicazione, comprensione, accettazione, a secondo dell’origine e dell’appartenenza di chi ne fruisce. Nella musica, ad esempio, siamo riusciti a generare via via musica per il corpo, musica per la mente e musica per lo spirito, di fatto come fossero tre funzioni separate che spesso non si parlano tra loro, non comunicano, addirittura sembrano voler ideologicamente rimanere a distanza: quante volte si sente parlare, ad esempio, di musica facile e musica difficile, musica alta e musica bassa, colta e popolare, musica bianca e musica nera.

Dobbiamo allora abdicare nell’inseguire l’ideale di un metalinguaggio universale? Esiste una musica che può rimanere nei secoli come elemento vitale che attraversa tutto il pianeta? Esiste questo potente canale che fa incontrare tutti gli esseri viventi negli spazi dello spirito? La risposta è sì: esiste infatti un nucleo universale e generativo che possiamo individuare nelle musiche tradizionali di tutto il mondo. Musiche che compiono il miracolo di accompagnare ed elevare intere civiltà culturali nei secoli dei secoli. È un nucleo semplice come un piccolo seme che continua a germogliare nei tempi, e che poi può essere nel corso degli anni elaborato, manipolato, sofisticato in una continua attività rigenerativa, talvolta anche trasformandosi da popolare a colto.

La parola folklore unisce la parola “folk” (“popolo”, dall’inglese) con “lore” (“conoscenza”, dall’inglese) e si riferisce all’insieme delle culture popolari intese come forme di tradizioni tramandate, quasi sempre oralmente, e riguardante conoscenze, usi, costumi, miti, fiabe, leggende, filastrocche, proverbi e altre narrazioni, credenze popolari, canti, danze, manifesto della cultura profonda di un popolo. È una sorgente inesauribile e profonda dalla quale tutti i grandi compositori traggono linfa balsamica e a cui donano le loro consapevolezze tecniche ed espressive per elaborarla e rigenerarla nel tempo. È la coscienza dei popoli, l’anima profonda delle civiltà culturali.

L’Anima Mundi descrive con efficacia un concetto secondo cui ogni realtà viva contiene una presenza spirituale, un’”anima”, un’unità di fondo. Questa unità è l’Anima del mondo.

Come la vita, la musica del mondo è una continua e incessante creazione che nasce da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile deliberatamente, né componibile a partire da nient’altro. Animata da una forza interiore compatta e unitaria, da un’attività unificatrice che colma differenze di genetica e di cultura nelle quali si polarizza, articolandosi secondo una visione armonica dell’universo. Di qui la raccomandazione di esercitare la compassione, tramite cui è possibile riconoscere se stessi negli altri.

Per questo abbiamo scelto specialmente le musiche dei paesi in grave difficoltà, dove abita il dolore individuale e collettivo, con l’illusione che l’Anima Mundi possa curarsi innalzando uniti i suoi canti come fosse un’unica vibrante preghiera, un unico canto vitale.  "

Stefano Battaglia


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